Da alcuni mesi in ambienti relativi al mondo delle startup e del marketing digitale si sente sempre più parlare di growth hacking. Questo viene descritto come un approccio di marketing innovativo che si adatta particolarmente bene al mondo di oggi caratterizzato dalla presenza di Internet.

L’avvento di Internet ha infatti portato numerosi cambiamenti e se ci riferiamo al marketing il growth hacking è uno di questi.

Cos’è il growth hacking?

Come detto questa nuova forma di fare marketing ha iniziato a divenire popolare in Italia tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, ma è in realtà un po’ più anziano. Questo termine, infatti, venne coniato nel 2010 da Sean Ellis un marketer della Silicon Valley a cui viene attribuito il successo di numerose aziende, prime tra tutte Dropbox.

Se vogliamo dare quindi una definizione di growth hacking questo potrebbe esser descritto come una forma di marketing innovativo che persegue obiettivi di crescita ed acquisizione di utenti in maniera rapida sperimentando e testando gli approcci maggiormente efficaci ed efficienti. Il tutto supportato da una continua analisi dei dati.

Questa forma di marketing nasce nel mondo delle startup per rispondere alla necessità primaria di questo tipo di realtà: crescere. Gli obiettivi di crescita hanno quindi spinto le startup a focalizzarsi su canali di marketing e di acquisizione di utenti non canonici e a basso costo attraverso l’utilizzo dei tantissimi tool e strumenti che oggi il web e Internet ci mettono a disposizione.

L’analisi dei dati inoltre ricopre un aspetto fondamentale in tutto questo. Il motivo è legato al fatto che se da un lato i classici di marketing come TV, radio e giornali puntano a creare Awareness, dall’altro non ci permettono di calcolarne il ROI annesso.

Di contro il growth hacking mira a massimizzare l’efficacia di ogni strategia implementata andando ad investire risorse solamente in attività che lo meritino e che stiano portando dei risultati concreti.

Inoltre, nel growth hacking si pone una grande enfasi sul prodotto, che deve essere in grado di rispondere a delle esigenze specifiche e alla user experience. Concepire un prodotto in questo senso definisce il Product Market Fit (PMF), ovvero un prodotto che si adeguata alle esigenze del mercato.

Growth hacking: il segreto del successo di molte startup, ma non solo

Il growth hacking è stata la forma di marketing utilizzata da startup di successo del calibro di Dropbox, Skyscanner, Uber e Spotify che grazie a questo modo di concepire il marketing sono state in grado in pochissimi anni di ottenere milioni di utenti in tutto il mondo e valutazioni miliardarie.

Tuttavia, il growth hacking si configura come un approccio di marketing che risponde alle esigenze del mondo di oggi in cui i classici canali di promozione sono sostanzialmente saturi e molto costosi ed in cui le persone sono quotidianamente bombardate da ogni genere di distrazione e pubblicità.

Il growth hacking però di propone di focalizzare l’attenzione non su tutte le persone, ma solamente sulle persone giuste. Questo attraverso l’utilizzo di strategie e canali di promozione non tradizionali e a basso costo. Un esempio può essere fatto citando il caso Dropbox che implementando un programma di referral tramite il quale regalava dello spazio gratuito a tutti gli utenti che facevano registrare dei propri contatti ha ottenuto in pochissimo tempo milioni di nuovi utenti ad un costo praticamente bassissimo.

Visto il successo del growth hacking attualmente anche diverse multinazionali quali Microsoft e Coca-Cola si stanno interessando a questo argomento. Il nostro consiglio è quindi quello di approfondire questo tema perché siamo convinti che ne sentiremo ancora parlare in futuro.

Fabio Morelli